Merchandising, fashion, retail: la ricetta dei Daft Punk

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Il duo francese Daft Punk ha raggiunto il successo globale forse più che per le sonorità tra l’house, la techno, il funk e il technopop, per l’estetica esclusiva e la cura maniacale di ogni aspetto della comunicazione.

La strategia di merchandising non fa eccezione: basta dare un’occhiata al loro sito per rendersi conto di quanta distanza ci sia tra quei concetti di prodotto e gli standard del merchandising musicale.

Ma l’attivazione della settimana scorsa a Los Angeles, in occasione della partecipazione live ai Grammy Awards è da archiviare come miscela unica ed astuta di attività retail, comunicazione, co-branding e, certo, merchandising.

Il primo pop up store Daft Punk è stato aperto per una sola settimana nel department store Maxfield, con lo spirito a metà tra la celebrazione museale e store “liturgico”. Memorabilia, accessori usati nei concerti live e nei video, fanno da sfondo a edizioni limitate create con designer del calibro di Gosha Rubchinkiy, Off-White, Enfants Riches Deprimes, Darkdron, Hervet Manufacturier, e Han Cholo. A questi si sono aggiunti prodotti “Daft Punk official merchandise” creati per l’occasione con New Era, Medicom, KWay, i frisbee Wham-O, gli yo-yo Russell, e le Space Pen Fisher.

Lunghe file di fan e risonanza web globale sono i risultati più evidenti di questa operazione, annunciata tra l’altro dopo una lunga conversazione online riguardo il loro (mai ufficializzato e poi smentito) tour live nel 2017.

Alla maniera dei Daft Punk.

About Paolo Lucci

Branding and licensing specialist, Brand Jam’s founder and heartful promoter.