Contraffatto in Italia: quello che i brand dovrebbero sapere

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Nel 2014 in Italia sono stati sequestrati circa 300 milioni di articoli contraffatti per un valore stimato di circa 3 miliardi di euro e sono stati chiusi oltre 260 siti web che vendevano prodotti non originali. L’ultimo rapporto del Centro Italiano per gli Studi  sugli Investimenti Sociali (CENSIS) ha rivelato che la contraffazione in Italia raggiunge un valore di 6,5 miliardi di euro l’anno, pari al 27,3% di tutti i beni sequestrati dalla Dogana Europea nel 2011. Questo dato allarmante porta l’Italia al centro della lotta contro la contraffazione. A causa della sua posizione geografica, è tra i primi cinque paesi per il transito di merci contraffatte, mal’Italia non è solo un paese importatore, è anche un grande produttore di contraffazione. I dati parlano chiaro: circa il 50% delle merci contraffatte a livello mondiale proviene dall’Estremo Oriente, i Paesi del mediterraneo sono al secondo posto con il 35%, con Turchia e Italia come principali produttori di contraffazione. In Italia nel 2012, sono stati segnalati più di 7.000 contraffattori, 94 gli individui arrestati appartenenti ad organizzazioni criminali, il 41% di dei quali di nazionalità italiana. Secondo Roberto Saviano, autore del best-seller “Gomorra”, i falsari non lavorano solo per la mafia cinese, ma anche per la camorra, utilizzando le piccole strutture di artigiani tessili altamente specializzati di cui il territorio è ricco..

Sfortunatamente, la produzione di beni contraffatti in Europa è molto difficile da individuare e localizzare, sia a causa della libera circolazione delle merci italiane all’interno dell’UE sia perché la dogana controlla solo la circolazione delle merci alle frontiere. Secondo il Ministero italiano dell’Economia, eliminare l’indutria della contraffazione in Italia potrebbe generare fino a 110.000 posti di lavoro con un valore della produzione pari a 13,3 miliardi di euro. Il problema inoltre è aggravato dalla mancanza di cultura parte dei consumatori, basti pensare che il 52% degli italiani acquista consapevolmente merci contraffatte, con una netta preferenza per articoli di abbigliamento e accessori firmati dai grandi brand dell’industria della moda.

Il business della contraffazione è in grande espansione, specialmente per quello che riguarda il mercato online, dove i contraffattori possono vendere grandi volumi direttamente ai consumatori rimanendo anonimi e dove la tutela si limita al massimo ad una segnalazione con conseguente rimozione dell’offerta tramite i programmi di controllo del web. Ma se Internet può offrire opportunità ai falsari, la ricerca e quindi la disponibilità dei prodotti contraffatti può e deve essere ridotta drasticamente, grazie ad azioni di controllo e ad un monitoraggio costante.

OpSec Security, agenzia globale per la protezione del marchio, ha condotto uno studio su sei marchi italiani del mondo della moda in diverse categorie, dai jeans, alle scarpe, agli accessori moda, su un campione di 315.000 offerte sulle piattaforme e-commerce più famose. Un gran numero si è rivelato poco attendibile: il 37 % delle offerte per il denim, il 36% per le scarpe e il 17% per gli altri accessori di moda hanno evidenziato differenze di prezzo sino al 90%.

Oltre ai venditori di prodotti falsi spacciati come originali, ci sono altri e-shop che si proclamano serenamente venditori di imitazioni. Un sito in lingua italiana, specializzato in imitazioni di borse di un noto marchio del lusso, afferma chiaramente che i propri prodotti sono imitazioni e che sono indistinguibili dagli originali in aspetto e qualità. Mentre il sito è stato localizzato in un server negli Stati Uniti, il luogo di produzione indicato è l’Italia, con lo specifico intento di vendere a consumatori italiani compiacenti.

OpSec Security ha inoltre notato la tendenza di questi canali di vendita a rimuovere il nome della marca dal titolo dell’inserzione e dalla descrizione del prodotto, lasciando che sia l’immagine a parlare o facendo chiari riferimenti al brand senza mai citarlo chiaramente, al fine di evitare di essere identificati dai programmi di controllo.

Oltre al monitoraggio delle offerte online, i brand dovrebbero quindi analizzare anche le attività SEO e SEA degli e-shop indipendenti, dal momento che i contraffattori cercano di attirare potenziali clienti comparendo trai i primi risultati nei motori di ricerca. Per questo usano spesso il nome del marchio in combinazione con parole chiave come “cheap”, “prezzi bassi” o “outlet”.

La lotta alla contraffazione ha numerosi campi di battaglia, e l’Italia è sicuramente un territorio da tenere sotto controllo.

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About Branddy Spence

Director Corporate Communications at OpSec Security, Inc.