Questione di copyright: la street art contro H&M

Nell’ultimo anno il calo degli utili, i problemi coi sindacati, e non da ultima l’accusa di razzismo per un’infelice scelta pubblicitaria, non hanno reso le cose semplici per il colosso svedese del fast fashion.
Da qualche giorno H&M è nuovamente al centro di polemiche. Questa volta, contro la catena sono insorti gli street artist che hanno accusato il brand di non sostenere la creatività e di voler sfruttare gli artisti di strada, non riconoscendo il valore delle loro opere.

Probabilmente siamo davanti ad una perfetta case history di come un’errata comunicazione aziendale possa portare un marchio, probabilmente nel giusto, ad apparire, nel peggior modo possibile, colpevole.

Se un’opera d’arte realizzata illegalmente possa o meno essere coperta da copyright, come stabilirne la paternità dato che, molto spesso, le opere non sono firmate (appunto perché realizzate illegalmente) ed infine, se riconoscere dei diritti per lo sfruttamento d’immagine, certamente non è cosa semplice da decidere, e non era certo questo che H&M chiedeva alla corte dello stato di New York nel suo esposto contro lo street artist Jason Williams (in arte REVOK).

Riassumendo brevemente la vicenda. A gennaio, l’avvocato dell’artista in questione, aveva mandato ad H&M una lettera di diffida per chiedere la rimozione della campagna pubblicitaria che includeva sullo sfondo un’opera del suo assistito, poiché il brand non aveva informato e richiesto il consenso dell’artista.
H&M dal canto suo ha dichiarato di aver chiesto autorizzazione alla città di New York prima di realizzare la campagna, nello specifico di aver chiesto se dovessero pagare delle royalty per l’utilizzo dei graffiti sul muro di sfondo, e che la risposta ricevuta recitava più o meno “quei graffiti non sarebbero dovuti essere sul quel muro”.

Tanto è bastato ad H&M per decidere di rispondere alla lettera dell’avvocato di Revok con una causa legale. La questione si sarebbe potuta risolvere velocemente e senza troppi danni con una risposta diretta all’artista, in via informale. Com’era già successo nel 2014 tra Roberto Cavalli e lo stesso Revok.
La scelta di presentare la questione davanti ad un tribunale, con l’obiettivo di vedere riconosciuto il diritto dell’azienda di non pagare nessuna royalty per quello che viene definito un “atto di vandalismo”, ha innescato una serie di polemiche che sono certamente costate all’azienda molto di più sia in termini economici che di immagine.

Dopo le accuse e la richiesta di boicottaggio attraverso i social media di noti esponenti del mondo della street art, alcuni dei quali, come KAWS, che hanno in passato collaborato con il brand, H&M ha infatti deciso di revocare l’istanza, dichiarando che “avrebbero dovuto affrontare diversamente il problema e che al momento stanno discutendo direttamente con l’artista per trovare una soluzione”.

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